Fuoco di Sant'Antonio

(Herpes Zoster)

Fuoco di Sant’Antonio

Il fuoco di Sant’Antonio (Herpes Zoster) è una patologia causata da un virus (varicella-zoster) che attacca il sistema nervoso periferico e centrale, causando un dolore neuropatico lancinante associato a turbe disestesiche quali bruciore, prurito, scosse etc.

Tale lesione, estremamente dolorosa e fastidiosa, è tipica della fase acuta e deve essere immediatamente trattata con antivirali per bocca a dosi piene per almeno 15 gg, cortisonici , pomate antibiotiche locali (gentamicina) ed adiuvanti (gabepentin, carbamazepina etcc.).

La durata della fase acuta è in media di 7-10 gg ed in una gran parte dei casi guarisce senza reliquati.

 

In alcuni casi il dolore , il bruciore e le disestesie continuano anche dopo la scomparsa dell’esantema , anzi peggiora, e questo è un indice della progressione della patologia verso la fase di “cronicizzazione e persistenza algica”.

Dal punto di vista fisiopatologico, questo è un indice di progressione del virus verso il sistema nervoso centrale, attraverso i prolungamenti centrali dei gangli dorsali posteriori che vengono inoltre progressivamente distrutti dal virus.

In questa fase, è assolutamente necessario che il paziente venga inviato dal medico algologo per l’esecuzione di una INFILTRAZIONE EPIDURALE MIRATA CON CORTISONICO ED ANESTETICO LOCALE, unico rimedio in grado di arrestare la progressione del virus verso il sistema nervoso centrale, con riduzione netta del dolore e dei sintomi correlati.

Se il paziente non viene trattato in questo periodo (10-20 gg da esordi acuto) o viene purtroppo trattato con metodi empirici ed errati praticati da sedicenti santoni o fattucchiere, si può instaurare la forma cronica detta Nevralgia post Erpetica, con l’instaurarsi di un dolore neuropatico che perseguiterà il paziente per tutta la vita

 

Cause Fuoco di Sant’Antonio

Cause Fuoco di Sant’Antonio

Il virus è lo stesso che causa l’esantema della varicella e può essere trasmesso per contagio attraverso la saliva ed il respiro.

Si annida nei gangli dorsali posteriori delle radici spinali e nel ganglio trigeminale (ganglio di Gasser) e da lì estende la sua azione distruttiva ai nervi periferici stessi.

Nei casi meno gravi, il virus si estende lungo il decorso dei nervi periferici, causando le caratteristiche lesioni cutanee (vescicole) con arrossamento della cute stessa (per questo chiamato fuoco di Sant’ Antonio).

NB: è bene sapere che non esiste l’herpes zooster senza la comparsa delle caratteristiche lesioni cutanee vescicolari

Sintomi Fuoco di Sant’Antonio

Sintomi Fuoco di Sant’Antonio

I primi sintomi sono legati all’insorgenza di vescicole pruriginose e dolenti in area di arrossamento cutaneo.

Bisogna dire che ogni parte del corpo può essere colpita dalla patologia (faccia, occhio, cuoio capelluto, tronco, arti, genitali etc.). 

Nei giorni successivi il numero di vescicole aumenta così come l’esantema, causando un dolore a volte intollerabile e possibili infezioni cutanee legate alla rottura e sovrinfezione delle vescicole stesse. 

Nelle forme a decorso favorevole, e con adeguata terapia, le lesioni cutanee scompaiono nel giro di 10 gg circa senza lasciare reliquati. 

Nel 10-30% dei casi la lesione non guarisce o lascia delle cicatrici cutanee lungo il decorso dei nervi, ed il dolore persiste con associate disestesie quali bruciore, scosse, prurito (fase di cronicizzazione con persistenza algica). 

Se non trattata (o mal trattata) in questa fase, l’infezione virale si estende al Sistema Nervoso Centrale con instaurazione della Nevralgia Post Erpetica con 5 stadi di gravità.

Nello stadio 5 (il più grave) si ha una completa disconnessione tra il sistema nervoso periferico e centrale per distruzione da parte del virus del prolungamento nervoso che dal ganglio si estende al midollo spinale, con comparsa di un dolore di origine centrale, estremamente difficile da trattare che può alterare pesantemente la vita dei pazienti affetti.

Diagnosi e Trattamento

Diagnosi e Trattamento Fuoco di Sant’Antonio

Durante la fase acuta , già all’esordio, il paziente deve assumere dosi massiccie di antivirali per bocca per almeno 15 gg, associate a cortisonico i.m. Ed adiuvanti.

Le pomate antibiotiche locali possono essere utili per ridurre l’incidenza di infezioni legate a rottura delle vescicole.

Nb : L’utilizzo di antivirali riduce di norma la durata della fase acuta, ma non previene la migrazione del virus verso il sistema nervoso centrale.

Se non si ha la completa remissione dei sintomi in un tempo di 7-10 gg, bisogna consultare il medico algologo per l’esecuzione di una infiltrazione epidurale con cortisonico ed anestesia locale, unico rimedio in grado di portare a guarigione, in quanto tale procedura blocca la progressione del virus verso il sistema nervoso centrale preservando l’integrità della radice nervosa.

Se tale procedura non viene eseguita, la patologia tende a cronicizzare e si instaura la Nevralgia post Erpetica, dove oltre al dolore sono spesso presenti disestesie (allodinia) che rendono impossibile anche il contatto della pelle con i vestiti o le coperte.

Tale condizione può essere trattata solo con rimedi palliativi, quali la radiofrequenza pulsata epidurale o l’impianto di elettrostimolatori midollari.

Nei casi di dolore centrale, può rendersi necessario l’impianto di un elettrostimolatore corticale con craniotomia.

 

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